"A me interessa il viaggio ma anche le sue diramazioni. A me interessano le sfaccettature e i dettagli. Sprofondare nell'arte suave per riemergere di una sostanza fresca, contaminata dalle opportunità del sentire "marziale". Questo è il mio personale viaggio verso la "nera", questo è il mio piccolo contributo alla comunità del Jiu Jitsu."

lunedì 12 luglio 2010

Dream 15: Shinya Aoki vs. Tatsuya Kawajiri

Ero quasi in apprensione per Aoki. Dopo averlo visto piangere e disperarsi per la sconfitta subita, ma meritata, inflittagli da un ottimo Gilbert Melendez allo STRIKEFORCE mi chiedevo come si sarebbe presentato in questo nuovo appuntamento del DREAM. Non parlo delle capacità atletiche, indiscusse, ma quelle psicologiche. Insomma, ero curioso di vedere come un campione, dal punto di vista caratteriale, avrebbe gestito le proprie emozioni e le proprie aspettative.


Proprio nel backstage dello STRIKEFORCE, Shinya piangeva questi versi "Ahhhh....non mi sono piaciuto....così non va....non mi piace proprio! Se continua così tanto vale ritirarsi!". Paroloni, anche se singhiozzati.

Ebbene, nella 15ma edizione del DREAM (che si è disputato il 10 luglio) si è trovato contro un ottimo atleta, un certo Tatsuya Kawajiri, soprannominato "The Crusher" per la sua abilità di mazzolarti ben bene a terra con sonore mazzate.
Kawajiri è un avversario duro per tutti e molti eccellenti fighter ne hanno saggiato le qualità di questa stella del Sol Levante.

Il match, quindi, era sulla carta interessante.
Contro Melendez, infatti, Aoki ha mostrato una certa debolezza.
Primo, quella caratteriale: un atteggiamento troppo sicuro e a tratti spavaldo. La consapevolezza di essere uno dei top della sua classe e mostrarlo a tutti gli Stati Uniti d'America.
Secondo, un limite strategico: "Portatemi pure al suolo, tanto vi piazzo qualche esotica combinazione di sottomissioni articolari!". Strategia che si è rivelata fallimentare e che è costata una serie di bombe sul viso che acquisiva le sembianze di un topolino, piuttosto che quelle di un leone.

Invece, devo applaudire l'atleta che ho visto ul ring ritrovato del DREAM. Aoki aveva uno sguardo maturo, concentrato, senza fronzoli e finalmente senza quegli orripilanti (scherzo) e variopinti pantaloni da circo.
Prima del gong, tiene lo sguardo a terra, forse per non farsi conquistare emotivamente.
Tiene una guardia destra ben solida e decide immediatamente di portare il confronto nello stile a lui più congeniale: a terra.
Il tentativo del single-leg non dà l'esisto sperato, ma Aoki cambia direzione e non molla quel piede finchè....

C'è poco da dire! Aoki è andato sul sicuro...e mi pare giusto. Ha voluto concretizzare ciò che sa fare meglio, senza esitazioni e senza scuse.
Quasi esulta composto e non si lascia andare a gesti che in passato lo hanno de-qualificato come atleta e come persona (vedi il dito medio alzato contro Mizuto Hirota). Ora, ma solo ora, mi sembra pronto per la piazza americana.
Curiosità: quando sai tirare una tecnica, poco importa se la chiusura della stessa possa essere un poco bizzarra. Tra le transizioni tra un tentativo e l'altro di chiudere la leva, noterete che le gambe (ed anche le mani) di Aoki assumono posture forse non comuni. Ma una leva è una leva e Aoki sa bene come farti battere!

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