"A me interessa il viaggio ma anche le sue diramazioni. A me interessano le sfaccettature e i dettagli. Sprofondare nell'arte suave per riemergere di una sostanza fresca, contaminata dalle opportunità del sentire "marziale". Questo è il mio personale viaggio verso la "nera", questo è il mio piccolo contributo alla comunità del Jiu Jitsu."

sabato 14 agosto 2010

Respiro, respiro

Dopo quasi 25 minuti di solido ed intenso sparring è naturale, almeno per me, accusare segni di stanchezza ed è facile intuire che la lucidità, la brillantezza delle manovre è scadente, poco fluida.
Probabile che un intenso sforzo e dispiego di energie prosciughino le riserve di glicogeno, massa muscolare, fluidi e che l'organismo richieda più ossigeno anche per eliminare l'acido lattico ed è quindi naturale, ad esempio, che la frequenza cardiaca si alzi e tutta una serie di processi biochimici e nervosi necessari per molteplici attività si attivino.

Appunto, siamo lì, intrecciati, chi in una posizione difensiva e chi in una posizione dove è possibile controllare o sottomettere l'avversario. Ma si avverte un corto circuito, una stabilità che somiglia alla rigidità. Nessuno si muove, la gola è secca e secca è l'intuizione. E' una situazione che non sempre accade in tutte le sessioni di sparring ed oggi mi accorgo di quanto invece esse siano preziose ed utili.

"Proprio come nella vita....in mancanza di ossigeno si rimane fermi, rigidi..." E' stato un breve scambio di pensieri tra me e Marco.
Già, proprio come nella vita....come se ogni azione fosse slegata da questo concetto, questa pratica che noi chiamiamo vita. Come se questa fosse un oggetto distante, a sè, seppur animato.
Sarebbe come parlare del nostra casa senza tener conto di chi ci abita. Sarebbe come parlare di noi stessi senza tener conto delle nostre abitudini. Sarebbe come parlare del pianeta terra senza far riferimento al nostro sistema solare....sarebbe come parlare del nostro sistema solare senza tener conto della nostra galassia....e così via.

E' per questo che possiamo fortemente asserire che il Jiu Jitsu, ma in realtà qualunque altra pratica che ci permetta di relazionarci e tirar fuori le nostre intuizioni (non sto parlando di istinto, ma intuizione), è "maestra" di vita, che può migliorarci, renderci "forti".
Ma la forza qui non è intesa come medagliere da esibire prima al nostro ego e poi ai nostri fans. La forza non è nei record o nel numero delle tecniche che si padroneggiano.
La forza qui è intesa come capacità nell'esser costanti nel nostro impegno, costruttivi, risoluti ma non rigidi, morbidi ma decisi, disposti a rischiare con fluidità e partecipazione.
Ed ecco che potremmo trasporre in molte occasioni della vita ciò che abbiamo appreso durante i nostri sparring!
Sono sotto-pressione, la dinamica di una discussione è tale che il sangue pompa come un cavallo impazzito, dove ognuno cerca di imporre le proprie ragioni, non esiste un confronto costruttivo, si è concentrati solo su quel punto-di-vista e nulla ci schioda. In più, urlo quasi in apnea e sento come un affanno risalire dalle vene del collo.
Cosa possiamo fare? Cosa potremmo fare?
Proprio quello che facciamo quando "maturiamo" i nostri passi sul tatami: respirare, capire dove siamo, in quale posizione.
Prendere del tempo utile per recuperare le forze e l'ossigeno senza però distrarci ed offrire il nostro "angolo" peggiore.
Acquisire consapevolezza sulle nostre possibilità: difendermi, ribaltare o sottomettere? In quali di queste azioni impegno la mia volontà? Lascio scatenare ancora il mio "avversario" o risparmio le forze per farlo esporre?

Le occasioni nella via non mancano davvero ed i rapporti interpersonali passano tutti in questo travaglio di fili che non sappiamo ancora ben dominare ma che tutti crediamo sottomessi a noi.
Quindi, mi auguro che io possa addomesticare, per quanto possibile, il mio respiro perchè questo possa donarmi nuova lucidità nei momenti bui, opachi, nebbiosi, nebulosi, ristretti ed oscuri momenti.

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