"A me interessa il viaggio ma anche le sue diramazioni. A me interessano le sfaccettature e i dettagli. Sprofondare nell'arte suave per riemergere di una sostanza fresca, contaminata dalle opportunità del sentire "marziale". Questo è il mio personale viaggio verso la "nera", questo è il mio piccolo contributo alla comunità del Jiu Jitsu."

martedì 17 agosto 2010

Ugo re del Judo

Essendo nato nel mitico anno 1969 (eddai, lo sbarco sulla Luna) ho potuto godere della placida invasione degli anime Giapponesi che copiosi si spalmavano su tutte le reti possibili per diverse ore al giorno.
Ingoiati dalla cultura nipponica ci ubriacavamo di robottoni (tanti, davvero tanti) ma anche di storie meno "tecnologiche", meno invasive, più ridanciane.
Tra queste, una storia leggera leggera si proponeva con grazia e poche pretese: Ugo re del Judo.

Ugo re del judo (Inakappe Taisho) è una serie televisiva animata nippo-statunitense prodotta da Tatsunoko in 208 episodi trasmessi accoppiati.

Trama: "Ugo il re del judo" narra le avventure di un ragazzino, Ugo appunto, che sogna di diventare un campione di Judo, e che un bel giorno lascia il suo paesino per andare a studiare questa disciplina presso una nota palestra di Tokyo.
Qui si innamora della figlia del sensei della palestra, Kiku, ma al suo paese ha un'altra amichetta, Luana: così Ugo, nanerottolo, grassoccio e stupido com'è, si trova a fare la banderuola fra le due, entrambe gelosissime!  Il suo migliore inseparabile amico, nonché il suo vero maestro è un gatto parlante di nome MiaoMiao, che fra le altre cose gli insegna la sua tecnica vincente: il triplo salto mortale del gatto.

Ecco, questa di fatto è la descrizione che ho scippato da alcune fonti sul net e che vi propongo.

Non c'è mai stato un vero interesse per questo anime (allora lo chiamavamo fumetto!). Non era tra i più chiacchierati e sicuramente inferiore al buon Judo-Boy (di cui ho già parlato). Il disegno era banale, poco ricercato anche se in linea agli standard dei primi anni '70 e ben lontano dalle trame di Go-Nagai e dalle sue trame cupe.
Ugo non vuole salvare il mondo da una qualche invasione aliena e vuole solo imparare il Judo, sembra più che altro per affermarsi e compiacere alle giovani pulzelle. Istinto primitivo ed infantile proprio come il pubblico a cui si proponeva.

In quegli anni, i primi anni '70, non si sapeva molto delle arti marziali. Arrivava solo un eco lontano, spesso in bianco e nero e dal solo tubo catodico. "Con una mando ti rompo con due piedi ti spezzo" era un cult che veniva trasmesso assai di frequente nelle aeree frequenze.



Così, Ugo re del Judo poteva comunque comunicarci il profumo di un metodo di lotta di cui avevamo sentito parlare ma di cui conoscevamo poco. Sapevamo, ad esempio, che ra basato sul corpo a corpo e che, fondamentalmente, si lanciava il proprio avversario. Nulla più.
Non che Ugo ci aiutò nel capire le dinamiche di questo stile ma almeno alimentò quella fantasia esotica e lontana e mi preparò, poi, al mio primo incontro con il Jiu Jitsu (tradizionale) all'età di 12 anni, quando indossai un bianco kimono molto simile a quello di Ugo.
Ecco qui Ugo impegnato in un match assai elaborato:

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