"A me interessa il viaggio ma anche le sue diramazioni. A me interessano le sfaccettature e i dettagli. Sprofondare nell'arte suave per riemergere di una sostanza fresca, contaminata dalle opportunità del sentire "marziale". Questo è il mio personale viaggio verso la "nera", questo è il mio piccolo contributo alla comunità del Jiu Jitsu."

lunedì 27 settembre 2010

Jason Miller vs. Kazushi Sakuraba

DREAM.16 - Sakuraba vs Miller
Passano gli anni e non solo si bruciano le articolazioni, intimidite dall'umidità e dall'usura, ma giovani fighters crescono e maturano raggiungendo e superando quelli che una volta idolatravano.

E' il caso di Jason Miller, l'istrionico statunitense un poco attore e molto fighter innamorato del suo sport perchè lo definisce "...the best sport in the world".

Così, nel giro di pochi minuti sottomette l'eroe nipponico Kazushi Sakuraba emozionandosi per aver raggiunto "....il sogno della sua vita".

In verità, non vi è poi molto da analizzare. Il match avrebbe anche potuto prendere una piega diversa ed il livello di questi gladiatori è tale che sono i singoli episodi o occasioni nel match che decretano o meno una vittoria. E se il gancione di Saku fosse entrato sulla mascella di Miller? E se Saku fosse riuscito a chiudere una chiava alla gamba (o al piede) di Miller?
No, questo modo di pensare non va bene. E' tipico fra gli adolescenti e non tiene conto della forza della verità (o realtà). In effetti, Miller è stato ineccepibile e ha sfruttato la sua difesa per controllare il giapponese costringendolo in una posizione poco-confortevole.
Il Kata Gatame con il quale ha poi concluso l'incontro è ben stretto anche se non troppo elegante. Ma che dire? Bravo Miller che per l'occasione ha masticato e digerito alcune frasi nella lingua giapponese cercando di commuovere una platea che sempre di più mi sembra stanca di essere presa in giro dal commediante di turno.

Saku ne esce sconfitto ma non distrutto, mostrando aplomb e dignità da vero guerriero quale egli è. Nonostante le sconfitte che oramai si fanno numerose, il pubblico rimane comunque affezionato (sembra brutto affezionato?) ad un vero eroe del ring ad un'atleta che ha gustato per tanto tempo la massima vetta per poi sprofondare nella fitta flora dell'anonimato per poi risorgere con assoluta dignità.

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