"A me interessa il viaggio ma anche le sue diramazioni. A me interessano le sfaccettature e i dettagli. Sprofondare nell'arte suave per riemergere di una sostanza fresca, contaminata dalle opportunità del sentire "marziale". Questo è il mio personale viaggio verso la "nera", questo è il mio piccolo contributo alla comunità del Jiu Jitsu."

lunedì 27 settembre 2010

Shinya Aoki vs Marcus Aurelio

DREAM.16 - Aoki vs Aurelio
E qui gli occhi c'erano...proprio quelli della tigre.
Aoki finalmente cambia marcia e si vuole convincere che davvero è "uno dei mejo" in circolazione.
Ebbene, il suo avversario, tale Marcus Aurelio, brasiliano di esperienza che ha riportato vittorie importanti con uno score davvero interessante, non ha potuto poi molto contro il talentuoso giapponese.


Aoki imposta il match in piedi quasi come uno striker. Poi, con finte melliflue porta a terra l'avversario con semplicità ed efficacia dominandolo quasi da subito.
Conquista la monta e la conserva chiudendo le gambe a triangolo, postura questa non usuale da gustare. Ma Aoki ci ha già abituato a gustare da tempo la sua atipicità.
Ma la sua efficacia sa sorprendere. La pressione che sa gestire una volta giunto al suolo è impressionante. Usa la spalla, il mento, e quelle magre gambe passa rapidamente la guardia quando Aurelio tenta di difendersi e non si scompone quando, una volta riportati i 2 al centro del ring, quasi prende un velocissimo armlock da parte del brasiliano.

Anche quando preso in guardia, si difende egregiamente con abile postura e severe mazzate tanto da riconquistare, nel giro di breve, di nuovo l'iniziativa del match.
Il giapponese è sempre in attacco, conducendo l'incontro verso una soluzione finale che sembra desiderare con intensità.
Neanche le corde possono fermarlo: è così concentrato che disdegna anche il possibile break da parte dell'arbitro.
Conquista nuovamente la monta ma è sempre pronto a punire l'avversario a suon di hammer fist (pugni a martello) o con qualche mazzata. Un Aoki insomma molto concreto e deciso, ben diverso da quello poco ammirato allo STRIKEFORCE.
D'accordo, non c'è stata alcuna sottomissione, ma ho gustato ogni piccolo particolare, ogni falange attenta del nipponico e dei tentativi del brasiliano di arginarlo.

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