"A me interessa il viaggio ma anche le sue diramazioni. A me interessano le sfaccettature e i dettagli. Sprofondare nell'arte suave per riemergere di una sostanza fresca, contaminata dalle opportunità del sentire "marziale". Questo è il mio personale viaggio verso la "nera", questo è il mio piccolo contributo alla comunità del Jiu Jitsu."

sabato 25 dicembre 2010

Metterci la faccia

Almeno a quanto dice il calendario adottato da questa parte di mondo, il 31 dicembre segnerà l'ultimo tramonto di questo anno, il 2010.
Quindi, un poco per tradizione, un poco per noia eccomi qui a tirar giù alcune considerazioni.
Considerazioni che vorrei condividere e forse potrebbero essere "terapeutiche", per chi, come me, è intrigato e sente il fascino della filosofia pratica, applicata.

A quella che a volte stordisce ed ammalia, quella che chiede di essere sviscerata, con forza, passione e fermezza.
Quella dove sei costretto a mettere le mani in pasta, dove per sperimentare metti in conto che puoi errare di principio in principio e forse riuscire a sentire uno dei soli profumi, quelli lontani, ad esempio, di culture classiche oppure le pur suadenti menti di secoli più "vicini" oppure, semplicemente, il tuo.

E' stato un anno impegnativo, nulla di così speciale perchè sostenerlo sarebbe sicuramente un ennesimo atto di vanità e di questo sicuramente non abbiamo bisogno. Comunque, è stato impegnativo.
E lo sarebbe stato ancor di più se non fossi stato (a tratti, lo ammetto) un poco ispirato, tendente anche a piccoli cambiamenti, a piccole misure che tendono a cambiare l'assetto "posturale" della propria vita.
Ispirazioni dovute ad una intima condizione di ricerca, scaturita anche da un senso di inadeguatezza verso il "mondo" che avevo dipinto nei miei panni...e in quelli degli altri.
Ho scoperto che, si, si può perdere l'equilibrio e compromettersi, almeno fin dove si ritiene in quel momento opportuno oppure si ritiene capaci di sopportare e supportare una nuova sensazione di mancato respiro.
Compromettersi è una cosa seria, che investe la totalità della persona e lo induce in vicoli tra loro intrecciati a volte di difficile lettura.
E' come l'esempio che riporta Epitteto riguardo ad un'atleta che aspira a divenire campione nelle Olimpiadi.
Il paragone è ficcante e ben si adagia nell'immaginario dei praticanti delle arti della guerra.

Ho imparato, anzi, ho sperimentato quanto sia difficile insegnare e farlo con la giusta attitudine, cercando di passare il meglio che puoi non solo da un punto di vista tecnico, ma anche umano.
Ho sperimentato quanto sia utile una certa proprietà di linguaggio (ben lontano dal maneggiarla).
Ho sperimentato quanta pazienza sia utile verso sè stessi e verso coloro che con difficoltà apprendono nuovi tecniche.
Ho sperimentato quanto sia difficile apprendere nuovi movimenti e renderli coerenti con quelli già acquisiti e farli propri, unendoli, amalgamandoli in un ambiente confortevole, unico, unito, indissoluto e coerente.
Ho sperimentato quanto sia facile dare consigli e con quale superbia ci affidiamo alle nostre capacità.
Ho sperimentato con quale facilità persone sanno ciò di cui hai necessità e di continuo ci suggeriscino modi di relazionarci, di interagire. Quelli che hanno sempre una parola per gli altri, dimentichi di quanti imbarazzi han creati e quanti ne creeranno ancora. Commensali che dicono di conoscere, senza aver mangiato con te un kilo di sale ed aver condiviso per almeno 5 anni lo stesso tetto, quale intruglio abbiamo macerato dentro, quale disposizione è in questo momento il nostro animo. Parlano di ciò "che vedono da fuori" e non si rendono conto che tale affermazione è già un ossimoro rispetto a "conoscere dentro". Non che ciò che dicono non abbia un valore....in effetti, potrebbe averlo anchè perchè più facile è riconoscere le mancanze altrui che le proprie, ma è ridicolo e superficiale affidarsi ad una persona che dice di volere il nostro bene. Se ogni essere umano badasse a se stesso con serietà, sarebbe di sicuro un mondo ben diverso. Migliore, non so.

Non c'è un solo saggio tra quelli che ho avuto modo di "gustare" nelle letteratura che non avverte del pericolo nell'intraprendere un percorso ma allo stesso tempo essi ci esortano a farlo, a compiere ciò che è in nostro potere, con fermezza e coraggio.
E la sincerità di molti di loro (quelli che ho chiamato saggi) ci avverte della noncuranza e a volte della contrarietà a cui andrà incontro ogni sincero "cercatore", mettendoci in guardia (spesso in modo molto forte) da coloro che prima ti osannano e poi son pronti a denigrarti.

C'è una frase, tra le tante che espresse Epitteto, che vorrei condividere con voi. "Se aspiri alla filosofia, preparati sin d'ora a essere deriso, a che molti ti scherniscano e dicano: 'ecco che all'improvviso ci è diventato filosofo...da dove gli viene questo cipiglio?'. Tu, comunque, non avere sul tuo volto il cipiglio, ma attieniti alle cose che ti sembrano migliori. Se mai ti accadesse di volgerti alle cose esterne per voler compiacere qualcuno, sappi che avresti perduto il tuo programma morale; sii dunque contento, in ogni circostanza, di essere filosofo; se poi vuoi anche sembrarlo, sembralo a te stesso e ci riuscirai.".

Quindi, non c'è spazio alle azioni che mirano al consenso sociale, alla vana gloria ma alla sola sincerità e tale sincerità porta anche agli immancabili errori che convolgeranno la tua persona ed immancabilmente anche chi divide i tuoi spazi o i tuoi desideri (ahimè, quanti desideri!).

E' illuminante venire a conoscenza quanti, tra grandi personaggi e figure filosofiche nei vari millenni, abbiano sofferto, abbiano sperimentato imbarazzi ed abbiano dichiarato, seppur ferventi credenti, di quanto erano "turbati e perplessi" (citazione di Rumi).
E quanti di coloro sono stati derisi, sbeffeggiati, oltraggiati, ridicolizzati, uccisi ed esortati al suicidio?
E state sicuri che tra coloro che giudicavano vi erano coloro che sapevano cosa era bene e male e cosa sarebbe stato giusto per il singolo e per la collettività.

Quindi, nonostante tutto, debbo farmi coraggio ed avere la pazienza di avere pazienza.
Dunque, questo per me è metterci la faccia.

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