"A me interessa il viaggio ma anche le sue diramazioni. A me interessano le sfaccettature e i dettagli. Sprofondare nell'arte suave per riemergere di una sostanza fresca, contaminata dalle opportunità del sentire "marziale". Questo è il mio personale viaggio verso la "nera", questo è il mio piccolo contributo alla comunità del Jiu Jitsu."

martedì 4 gennaio 2011

Training-day: 3 gennaio 2011

studiando con Eneia
Durante i primi anni del Jiu Jitsu non avevamo molte scelte tecniche. Eravamo tutti "guardieri" e tutti praticavamo con ardore la guardia chiusa. Chiudere le gambe attorno all'avversario ci faceva sentire al sicuro ed eravamo pronti a piazzargli una chiave al braccio, un triangolo o un paio di ribaltamenti. I soffocamenti no, erano troppo complicati!

Con il passare del tempo il gioco si è fatto molto più raffinato, variegato e i dettagli sono fioccati nell'insegnamento, nella pratica e nel web.

Ma è l'esperienza e la voglia di imparare che mi hanno convinto, finalmente, ad aprire ste gambe e darmi la possibilità di sentirmi "perso", senza difesa e quindi di sviluppare nuove strategie di difesa e di attacco.
Devo dire che in questo mi ha aiutato l'infortunio al ginocchio il quale ha reso si l'articolazione più debole (asportazione totale del menisco mediale destro) ma mi ha dato la possibilità di sentire la pressione dell'avversario e quindi di cercare nuove possibilità, nuove aperture. Ancora una volta, il Jiu Jitsu dispiega le sue virtù, le rende manifeste ad ogni occasione.

Aprire la guardia è un poco come l'improvvisazione nel Jazz (scusate l'ardire): pur rimanendo nel "tema" della guardia, si procede a muovere i piedi, le gambe e le mani come suonando una batteria, rendendo fluidi i movimenti, prevedendo le possibiulità altrui e le proprie. Si cambia ritmo, impostazione, si produce un "break" prima dell'assolo e poi si ritorna in tema.
Ovvio, nella pratica si stecca molte volte poichè aprire la guardia rende comunque vulnerabili, ma la trovo una condizione necessaria per evolvere.
Tutt'ora, dopo mesi di pratica ed ingegno, mi trovo ad aggiungere particolari (più che le tecniche stesse) che fanno in modo che possa aggiornare i meccanismi, comprendendone però anche i limiti della posizione stessa così come i miei limiti e le potenziali combinazioni con altri giochi possibili.

Il campo di gioco di questo particolare forma di guardia non è banale, ovviamente. Non si tratta di aprire le gambe e mettere i piedi dove capita. Potremmo adottare la Spider-guard, la Quarter-guard, la Z-guard, la Butterfly-guard, muoverci per la Half-guard....insomma, di possibilità ce ne sono. Ma dalla mia esperienza nulla è più propedutico della Spider-guard per cominciare ad esplorare le possibilità di muovere mani e piedi in armonia.
Spider-guard con un gancio opposto interno
Poi si passa a sperimentare i silanciamenti ed alcuni ribaltamenti e poi li si studia su 3 piani: l'avversario è con entrambe le ginocchia aterra; l'avversario alza un ginocchio da terra per entrare dentro la guardia; l'avversario stabilisce una postura eretta.

Oltre la grande esperienza e la capacità tecnica del mio Mestre (Gianfranco Delli Paoli), cerco di approfondire visionando alcuni video didattici come quelli di Tinguinha e di Bruno Frazatto, il 1mo che esplora la spider-guard dalle basi fino ad arrivare a metodiche avanzate ed il 2ndo decisamente più complicato ed agonistico.

Abbiamo passato 1 ora intera a studiare le basi e poi ci siamo prodigati in almeno 30 minuti di sano sparring, cercando anche di piazzare ciò che avevamo appena studiato.

Il mio intento è quello di studiare ancora tale posizione e cercare di analizzarla in alcuni aspetti che renderò manifesti in alcuni post su questo blog.

2 commenti:

  1. Che dolore...non esserci!!! Speriamo mercoledì di riuscire a muovermi...sigh

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  2. Le tue lezioni sono molto interessanti, sai trovare il giusto equilibrio.Obrigado Christian.

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