"A me interessa il viaggio ma anche le sue diramazioni. A me interessano le sfaccettature e i dettagli. Sprofondare nell'arte suave per riemergere di una sostanza fresca, contaminata dalle opportunità del sentire "marziale". Questo è il mio personale viaggio verso la "nera", questo è il mio piccolo contributo alla comunità del Jiu Jitsu."

sabato 5 febbraio 2011

Declino la vostra gentil offerta, messere

Big vs Little aka ti piace vincere facile o perdere con stile?
Che belle le storie, ed anche le favole, del più piccolo che sconfigge il più grande.
Mi ricordo l'eccitazione intellettuale quando conobbi la storiella di Davide contro Golia. Golia venne descritto come un guerriero invincibile e straordinariamente possente nel primo libro di Samuele.
Golia lancia la sfida all'esercito di Saul e nessuno tra questi osa raccoglierla eccetto che il baldo Davide.
Un Davide galvanizzato e drogato dalla sua fede che promette che avrà la meglio sul filisteo.
Insomma, cosa ti combina Davide? Tira fuori la fionda e con una bella mira centra in pieno la fronte del colosso che, sbaaaaammmmm, si adagia al suolo offrendo prima il corpo e poi la testa al giovine.
Fantastico, pensai, allora con l'astuzia e con la tecnica si può battere chiunque!
Che romanticone, che ingenuità.....e che bei tempi andati!

Poi, arrivò Helio Gracie che ci rassicurò come con la giusta tecnica e con la giusta strategia è possibile non solo contenere gli attacchi di persone più grosse e forti di te ma anche abbatterli.

Tra le tante testimonianze della famiglia Gracie come non ricordare Rickson contro Zulu o i primi UFC dove un abilissimo e magrolino Royce liquidava tutti i suoi avversari con esemplari strategie e tecniche?

Un altro esaltante esempio di tanto ardore lo trovammo nell'edizione del torneo di Abu Dhabi (ADCC) del 2005. Marcelo Garcia, normotipo non esattamente gracilino, affronta il gigantesco Ricco Rodriguez e lo sottomette dopo quasi aver perso l'uso dei polmoni dopo una brutale e voluta "schiacciata" da parte del suo avversario.
Lo stesso Marcelo Garcia sarà protagonista in diverse edizioni dell'ADCC che di Brazilian Jiu Jitsu vincendo la sua categoria e l'assoluto.
Che meraviglia: la realtà ha superato di gran lunga la fantasia.
Insomma, tutti possiamo, o no? Non è come ci suggerisce il celebre spot dell'Adidas "Niente è impossibile / Impossibile è niente"?

Torno a me, che è la materia che destreggio con più facilità e di quella della quale dovrei prendermene cura.
Madre natura, oppure le influenze astrali o l'accidente (o gli incidenti), mi hanno donato questo corpo. La mia è una struttura esile che non impressiona per muscoli né dotata di esemplare forza e neppure di particolare scioltezza. Insomma, ho delle prestazioni fisiche raggiungibili con un minimo di allenamento.
Ora, in palestra mi trovo a dover far sparring con persone il 99% più pesanti di me, dotati di una forza superiore alla mia, con una corporatura ben più robusta dove una gamba (a volte) è paragonabile al mio tronco. Dove la lunghezza degli arti neppure mi aiuta. Insomma, il confronto è deficitario sotto tutti gli aspetti.
Certo, certo: c'è l'esperienza, la tattica, la strategia. Ma quelle son qualità che metto in campo per prima cosa per non soccombere.
Insomma, sostenere qualcuno sopra la mia struttura ossea, tendinea e muscolare non è una pratica priva di dolore e basta ritornare a casa per accorgersi di ciò.

Cercare la posizione della guardia a farfalla tirando su una persona di 10, 20 o 30 kg più pesante è quasi follia e mette a serio repentaglio le articolazioni, già malandate per altro.
Cercare la guardia aperta è poca cosa se chi ho davanti è una torre con cingolato.
Se tento di mettere la deep-half guard debbo far attenzione a non venir schiacciato dalla stazza che stritola i miei intenti.
Se cerco di aprire la guardia con la postura tra le braccia di una piovra sono certamente un inguaribile romantico.
E potrei fare altri esempi, tutti che conforterebbero la mia opinione.

Bastano pochi mesi di pratica affinché una cintura bianca acquisca informazioni circa la corretta postura, l'equilibrio, le difese ed attacchi. Informazioni sufficienti che, sommate alla differenza di struttura, possono compromettere le certezze che credevo incrollabili.
Eccomi lì, metto la guardia alta e cerco di spostare all'interno il braccio avversario e...e....maledizione, quello non lo muovo proprio. La differenza di forza è notevole. Quel maledetto braccio non si sposta!
Cambio tecnica: apro la guardia e....maledizione, il braccio dell'avversario è piantato sul mio sterno, quasi me lo buca. Provo a distruggere la presa e....e....maledizione, ma che me l'ha piantato dentro sto braccio? Proprio non si muove.
Intanto, con le mie gambe cerco di arginare una difesa che è meno incrollabile di quanto il mio avversario temeva. Ovviamente, non argino nulla, ritardo solo la controffensiva del mio avversario.
Dai, chi tra di voi che condividono il mio stesso peso non ha fatto esperienza di tali vignette?

D'accordo, ho fatto anche esperienza al contrario: diverse volte ero in palla ed ho costruito belle azioni o difese davvero pregevoli (dal mio punto di vista, ovvio) ma il mio dispendio "strutturale" è stato ben maggiore rispetto a quello del mio avversario e comunque segretamente ho pensato che il mio avversario, appunto, non era in palla oppure che si era fatto sorprendere oppure che si era rilassato vantando una stazza maggiore della mia.
Si, d'accordo, tali esperienze collaudano i miei limiti, le mie capacità, soprattutto quella della sopportazione, della tenuta atletica (diciamo così) ma è una esperienza che, se guardo alla mia persona, non può  essere sostenuta ad ogni lezione.
Insomma, è come se chiedessi ad un ragazzo che pesa 40/46 kg. di fare sparring con me. A quel punto, cosa direbbe la mia coscienza?

Potrei fare un paragone con la legge del ferro.
Se fossi un praticante di body building potrei costruirmi una solida schiena e gambe poderose con l'esecuzione degli osannati squat. Allora che faccio? Pompo fino all'inverosimile, concentrandomi sulla corretta postura, poi sul peso. Memorizzo quanto ho tirato su l'ultima volta e cerco di migliorarmi o ripetere almeno la stessa prestazione.
E' una strategia vincente? E' esente da danni? Come reagirà il fisico a tale sollecitazione? Il progresso sarà sempre costante?
In verità, reduce dagli anni '80, non ho trovato nessuno di quei campioni di massa che non hanno dovuto fare i conti con ernie, dischi vertebrali smarriti, dolori lancinanti alla schiena, spalle andate, ginocchia lacerate e tutto nel nome del progresso. Invece, bravi guru hanno affermato l'importanza della periodizzazione, della perfetta postura ed esecuzione dell'esercizio con pesi ragionevoli, realisticamente possibili per la propria struttura. Un approccio sensato e ragionevole che non sminuiva i sogni di gloria.

Ecco perchè, nel tentativo di allenarmi e studiare la gentile arte delle sottomissioni, debbo spesso rifiutare un'offerta del più grosso che gentilmente mi invita "Che famo un po' de sparring?".
Quindi, per cortesia, capiteci se ogni tanto ci rifiutamo: c'è un istinto di conservazione che ce lo suggerisce e sarà anche una opportunità per voi nel misurarvi con gente almeno della vostra stazza senza il bisogno di soddisfare ancor di più l'ego.

3 commenti:

  1. è poi a volte ti mettono le gambe in sbieco che non riesci a passare la guardia,e ancora imporre di tenere le braccia cmq dentro la sua guardia altrimenti i triangoli fioccano,pure quelli inversi!è un po' dura,ma non impossibile! impossible..is nothing!=P

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  2. eheheh, si capisco perfettamente quello che dici, cmq mi permetto umilmente di darti lo stesso consiglio che mi diede anni fa un maestro brasiliano: "Stai sopra, il jiu-jitsu è pressione."
    Per me è diventata la chiava di letture di tutte le lotte, specialmente con i più pesanti.

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    1. naturalmente...e a distanza di 1 anno, condivido pienamente!

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