"A me interessa il viaggio ma anche le sue diramazioni. A me interessano le sfaccettature e i dettagli. Sprofondare nell'arte suave per riemergere di una sostanza fresca, contaminata dalle opportunità del sentire "marziale". Questo è il mio personale viaggio verso la "nera", questo è il mio piccolo contributo alla comunità del Jiu Jitsu."

giovedì 24 febbraio 2011

Il Jiu Jitsu (forse) mi cambierà

Questo è un pensiero preparatorio. E' una sorta di riscaldamento per evoluzioni di espressioni più complesse.
Forse non esaustive, ma tracce complesse e variegate che rientrano però nel sentire comune di ogni praticante marziale.
Paragrafi personali che gratteranno ferite mai rimarginate o alzeranno alcuni tappeti dove è ben dispiegata la polvere oppure potrebbero divenire specchio per intravedersi, anche se opachi,  oppure stimoleranno ed alzeranno critiche.

Ma credo che non dovremo preoccuparci di tale impegno emotivo. Per me l'arte marziale (ed in genere ogni tipo di arte) è come una spada che taglia i fili dell'ignoranza. E per farlo ci vuole onestà intellettuale e coraggio.

Da dove partire quindi?
Partirei da una auto-affermazione, che molto spesso coincide con una auto-esaltazione, che suona in questo modo "Il Jiu Jitsu ha cambiato la mia vita", oppure "Nel Jiu Jitsu ho trovato ciò che mi mancava" ed ancora "Il Jiu Jitsu ci rende uomini migliori" e "Il Jiu Jitsu per me è una religione".

Spesso, entrando in contatto con coloro che hanno manifestato tali affermazioni sono rimasto poco sorpreso dai loro "cambiamenti" e di riflesso dalle potenzialità che il Jiu Jitsu potrebbe manifestare nelle loro vite. Cercavo una conferma, una evidente prova che, legata ai sensi e al circolo delle emozioni, potesse valutare il buon stato di salute che gode quest'arte ed il positivo impatto in questo groviglio complicato che è l'uomo.

Molti si sentono cambiati attraverso la pratica del Jiu Jitsu ma pochi spiegano in cosa sono cambiati e come sono cambiati ed in quale manifestazione hanno potuto trovare conferma di questi cambiamenti. Soprattutto mi piacerebbe sapere se tali cambiamenti sono risultati radicali e radicati nella doverosa e dispendiosa pratica del viver quotidiano.

Affronto tale domanda con un esempio che proporrà altre domande che ben si legano alla pratica di questa arte marziale.
Il Jiu Jitsu (meglio Ju Jitsu) è tradotto spesso come "L'arte della dolcezza" o "Dolce arte" (Arte suave). Ebbene, come potrebbe adattarsi tale paragrafo del codice del Jiu Jitsu nella nostra vita? Cosa vorerbbe suggerirci? Essere morbidi difronte le avversità?
Ecco, quanti di coloro che professano dei cambiamenti risultano tutt'altro che morbidi ma rabbiosi ed urlano sguaiati alle incomprensioni, alle diversità e meditano vendette appena possibile?

Cosa vuol dire per essi "essere morbidi"?
Forse non lasciarsi scoraggiare dalle avversità e lasciare "scorrere" tutto sui propri rami i quali si piegheranno ma non si spaccheranno al peso della neve (proprio come nella leggenda del salice piangente)? Ebbene, questo sembra proprio essere uno sforzo di sopportazione e comprensione, poichè un peso può scivolare solo se "compreso" altrimenti resta impigliato nei fili della rabbia intensa.
Ecco, quanti di noi artisti marziali siam capaci di tali progressioni?

Per altri è una religione ma non mi è ben chiaro quale sia per essi il significato di religione: riunione o unione di intenti o osservanza costante e rituale di alcuni precetti? E quali sono questi "intenti" e quali i "precetti"? Cosa si osserva e come lo si osserva? Una volta dichiarato vorrei poi poter vivere con essi almeno per 1 mese e veder applicati i loro dogmi nelle loro vite e capire se cadono come me, proprio come io cado ogni santo giorno.

In altri, mi rendo conto (anche perchè manifesto) che il loro credo è impregnato ben altro che di solo Jiu Jitsu. E' una mistura di dèi, di politica, di mistica, di esperienza, di cultura, di retaggio che inevitabilmente "inquina" il messaggio originario a cui credono di far riferimento. Ecco perchè spesso ci troviamo difronte a diversi dogmi anche se il Jiu Jitsu è uno solo.
Ognuno lo interpreta a modo suo in definitiva credendosi superiore agli obsoleti temi dei testi classici e chi se ne importa di Jigoro Kano, di Morihei Ueshiba, di Funakoshi, oppure i testi del monaco Takuan Soho e dalle evoluzioni personali di Miyamoto Musashi! "Io non sono meno di loro!" è il grido interiore che li accomuna.

Per me è chiaro: una disciplina prima che divenga arte necessita di cura, di attenzione, di pratica costante che coinvolge non solo la fisicità, ma tutte le energie stimolanti dell'intelletto, dell'introspezione fino a sfociare nell'impalpabile intuizione. E si consolida arte quande tali intuizioni vengono rese manifeste nella gioia quotidiana del vivere.

Nella tradizione Buddhista si dice "l'uomo nasce piangendo e muore imprecando" ed una vera arte mi dovrebbe permettere di sapere il perchè c'è tanta afflizione nell'uomo ed i meccanismi che ne regolano ogni capriccio. Questa non è arte?

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