"A me interessa il viaggio ma anche le sue diramazioni. A me interessano le sfaccettature e i dettagli. Sprofondare nell'arte suave per riemergere di una sostanza fresca, contaminata dalle opportunità del sentire "marziale". Questo è il mio personale viaggio verso la "nera", questo è il mio piccolo contributo alla comunità del Jiu Jitsu."

martedì 10 maggio 2011

Mappe mentali & Jiu Jitsu

Il tema di questo articolo mi è stato suggerito dalla lettura di un post pubblicato da Max De Michelis, nel quale esponeva le molteplici posizioni della 1/2 guardia utilizzando anche una foto che le riassumeva tramite una mappa mentale (forse, ciò che ha usato Max sarebbe meglio chiamarla mappa concettuale).
Ma cosa sono le mappe mentali?

Qualche mese fa ho letto un libro a riguardo, ma non eccitò per nulla le mie sinapsi ne seppero quindi catturare la mia attenzione.

Ciò non vuol dire che tale tecnica non possa essere utile ai fini dell'apprendimento delle tecniche e delle strategie del Jiu Jitsu, il quale risulta avere un bottino troppo corposo per essere catturato così agilmente.
Volendo però sviluppare il mio pensiero a riguardo, ho catturato alcune informazioni sul net ed ho scoperto davvero molte cose sulle mappe mentali e sul loro utilizzo. Come è facile indovinare, l'argomento è davvero vasto e non potrebbe esaurirsi in poche righe soprattutto da uno, come me, che non ha sperimentato a pieno le potenzialità di tale tecnica.

Mi sono chiesto, quindi, se l'utilizzo delle mappe mentali potessero facilitare l'apprendimento tecnico nel Jiu Jitsu. Proprio perché questo blog è un esperimento nel quale collaudo l'utilizzo del Jiu Jitsu nel mondo ordinario, il mio pensiero, seppur verace, può essere ben lontano nel risolvere questioni ampie e possono essere frutto di una preparazione mentale o di un esercizio mentale semplificato e non completo (per definizione). Questa premessa è necessaria per riflettere sulla mia analisi conclusiva: no, le mappe mentali non possono essermi utili nell'apprendimento del Jiu Jitsu.

Quando cominciai a praticare il Jiu Jitsu, mi resi subito conto dell'immenso bagaglio tecnico che esso proponeva. Le tecniche in piedi, parlo dei primi anni '90, non erano così estese mentre quelle a terra erano già di un numero considerevole.
Continuando a praticare e macinando le fibre dei gi e dei tatami sperimentai la crescita esponenziale di tale bagaglio tecnico e districarsi tra le centinaia di tecniche dell'arte suave era un esercizio assai gravoso non solo per il fisico piuttosto per la mente.
Diverse volte usai scrivere su un blocco note le tecniche, cercando sempre una sequenza logica che mi desse disciplina e conforto. Poi usai gli strumenti di Office (Microsoft) quando mi resi conto che sempre più spesso dovevo aggiungere righe o ulteriori annotazioni riguardo nuove tecniche su altrettante nuove strategie.
Debbo dire che inizialmente trovai giovamento nell'uso ragionato della catalogazione ma ben presto mi accorsi che ciò rallentava non tanto il processo di apprendimento quanto quello di esecuzione delle tecniche.
Quando approcciavo ad una strategia di attacco potevo anche reclamare una concatenazione di 2, 3 o 4 tecniche ma quando mi vedevo costretto a difendermi cercare l'uso mnemonico era assai deludente poichè l'avversario era veloce ed egli stesso si adattava bene alle mie contro-risposte. Insomma, c'era un ritardo abissale tra la ricerca che effettuavo nel mio hard-disk cerebrale ed il compimento di una azione.

Dunque, cosa c'era di sbagliato? Come avrei dovuto organizzare una tabella riassuntiva o riepilogativa? Ecco, fu a questo punto che decisi di provare le mappe mentali.
Appresi così che la nostra mappa mentale è assai semplice e che nella nostra mente si elabora un processo, verso il nostro obiettivo, raffigurabile in questo percorso lineare:
Altrettando facilmente dovremmo poi realizzare che, a causa della complessità dovuta ad eventi imprevisti oppure a cambiamenti di posizione o la comparsa di attori diversi da quelli che avevamo supposto, il percorso subisce variazioni e potremmo quindi rappresentarlo attraverso questa grafica:

Faccio un esempio. Durante lo sparring, opposto al mio acerrimo amico, decido di volergli applicare un soffocamento così da poter vedere quel suo bel viso divenire paonazzo. Decido quindi di incastragli un bel Sankaku Jime con i miei arti inferiori.
Mi concentro, predispongo i miei arti ad organizzarzi a tale evento e poi, dannazione, il mio avversario si sposta, ritira il braccio e mi accorgo che tale tecnica è compromessa.
Testardo come una falena verso la luce, mi aggiro verso i suoi arti perchè desidero fortemente di realizzare la tecnica che mi ero proposto e forse ci riuscirei se il tizio non avesse capito da almeno 57 minuti il mio intento.
Così, la linea retta che era rappresentata nella prima figura diventa ora sinuosa.

Se fossi sufficientemetne sveglio mi accorgerei subito delle opportunità di questo processo.
La sintesi è questa: mentre mi espongo per il mio Sankaku, l'avversario alza una gamba (lettera C) e magari potrei decidere di incastragli una chiave alla spalla oppure (lettera E) un bel ribaltamento. Oppure, nonostante le "interferenze" potrei ancora dispormi per piazzare la tecnica desiderata fin quando mi imbatto (finalmente) in un'altra possibilità, più estesa e più concreta di quelle precedenti (lettera F).
Decido quindi la deviazione per tale opportunità ma in corso d'opera mi accorgo che, a causa dell'abilità del mio avversario, la lettera F si trasforma in un altro percorso, simile a questo:
Ecco, tale processo avviene ad una velocità sostenuta e reagire solo con l'ausilio di schemi mentali risulterà assai arduo (forse non impossibile, ma assai arduo).

Ecco perchè la bellezza del Jiu Jitsu sta anche nella sua complessità. Nella sua complessità possiamo esplorare le nostre risorse ed ampiare le nostre vedute, realizzare nuovi sentieri e vagliare nuove possibilità.
Ecco perchè dovremmo familiarizzare con questa complessità con semplicità ed ecco perchè ritengo che sviluppare la "sensibilità" sia più proficuo che alimentare le celle di memoria.
E spesso la "sensibilità" è in stretto rapporto con la presenza, la presenza nell'istante.
Ciò non vuol significare adattarsi?
Ciò non è l'essenza della dolce arte?
Personalmente, lo sostengo con ardore!

"Libere dall'aggrapparsi a se medesime, le mani possono maneggiare; liberi dal tenersi d'occhio, gli occhi possono vedere; libero dal cercare di comprendersi, il pensiero può pensare. In questo modo di sentire, vedere e pensare, la vita non ha bisogno di un futuro per completarsi, né di una spiegazione per giustificarsi. E' perfetta in questo stesso istante".

2 commenti:

  1. Splendida e vivida descrizione della tua '''visione" della dolce arte che condivido pienamente...fantastico post e meraviglioso blog, a presto!

    Un principiante.

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  2. credo che sia un delitto che non ci insegnino le mappe mentali a scuola... per alcune cose sono utilissime....
    io uso un misto di mappe mentali per i concetti e appunti lineari per le tecniche.
    per la descrizione dello stacking di tecniche trovo MOLTO piu utili i flow chart, con le mappe mentali ho sempre creato dei grumi di link... forse dovrei riprovarci adesso che ho un po piu chiare le cose nella testa....
    ciao!

    grande ! sempre al 100% !

    RispondiElimina

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