Giorni in cui abbiamo sperimentato non solo le tecniche, con più dettagli, con più accenti, ma anche il "profumo" del Brasile.
Persino la fase di riscaldamento e persino i giochi a 2 ci hanno regalato una ventata di fresco e di maledettamente funzionale al Jiu Jitsu.
Il Brasile era lì, vicino a noi e non ce lo siamo fatti scappare.
Sono comunque stato contento nel constatare il modo e la forma con cui abbiamo praticato il Jiu Jitsu in questi anni. Un Jiu Jitsu comunque morbido, variegato e con sufficienti basi tanto da non essere (quasi) mai spiazzati da ciò che ci proponeva il Professor Marcos.
Sono tante le cose che ricorderò ed anche, come già detto, avvertirò la mancanza di una presenza giornaliera, un insegnamento costante, ravvicinato, che non sia frutto di corrispondenza e di ricerca personale, seppur quest'ultima sempre positiva come attitudine.
Come dicevo, porto con me molteplici considerazioni riguardo questa esperienza ma le più evidenti sono quelle che riassumo in questi punti:
No, solitamente questi punti non sono scontati e neppure la capacità di rapportarsi con il prossimo è così scontato soprattutto da parte di persone a cui vengono riconosciuti gradi avanzati.
"Come sarebbe stato il mio Jiu Jitsu con tutti questi anni di pratica?". La domanda è banale e la risposta che mi sono dato lo è altrettanto: "Diverso, sicuramente diverso!".
Guardare al passato non è una idiozia, a patto di non cadere facile preda di esplosioni negative del tipo "avrei dovuto, avrei potuto, sarei stato" oppure sfruttare la mitica frase di Albertone "A me m'ha fregato la malattia!". Ma questo è, e ne devo prender atto.
Marcos Schubert è stato un richiamo alla serietà ed anche alla leggerezza e ci ha fatto pensare, ma non vedere, quanto è profonda la tana del Bianconiglio. "C'è molto lavoro da fare...(quindi)...in così poco tempo!".
Il Brasile era lì, vicino a noi e non ce lo siamo fatti scappare.
Sono comunque stato contento nel constatare il modo e la forma con cui abbiamo praticato il Jiu Jitsu in questi anni. Un Jiu Jitsu comunque morbido, variegato e con sufficienti basi tanto da non essere (quasi) mai spiazzati da ciò che ci proponeva il Professor Marcos.
Sono tante le cose che ricorderò ed anche, come già detto, avvertirò la mancanza di una presenza giornaliera, un insegnamento costante, ravvicinato, che non sia frutto di corrispondenza e di ricerca personale, seppur quest'ultima sempre positiva come attitudine.
Come dicevo, porto con me molteplici considerazioni riguardo questa esperienza ma le più evidenti sono quelle che riassumo in questi punti:
- studio delle tecniche in piedi (alcune tecniche di Judo adattate al Jiu Jitsu);
- combinazioni di tecniche in sequenza logica;
- didattica molto ricca di dettagli una infinita quantità di opzioni balistiche;
- preparazione atletica/riscaldamento funzionale;
- presenza durante l'esecuzione delle tecniche;
- capacità di capire gli individui e rapportarsi con sensibilità ed intelligenza.
No, solitamente questi punti non sono scontati e neppure la capacità di rapportarsi con il prossimo è così scontato soprattutto da parte di persone a cui vengono riconosciuti gradi avanzati.
"Come sarebbe stato il mio Jiu Jitsu con tutti questi anni di pratica?". La domanda è banale e la risposta che mi sono dato lo è altrettanto: "Diverso, sicuramente diverso!".
Guardare al passato non è una idiozia, a patto di non cadere facile preda di esplosioni negative del tipo "avrei dovuto, avrei potuto, sarei stato" oppure sfruttare la mitica frase di Albertone "A me m'ha fregato la malattia!". Ma questo è, e ne devo prender atto.
Marcos Schubert è stato un richiamo alla serietà ed anche alla leggerezza e ci ha fatto pensare, ma non vedere, quanto è profonda la tana del Bianconiglio. "C'è molto lavoro da fare...(quindi)...in così poco tempo!".

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