"A me interessa il viaggio ma anche le sue diramazioni. A me interessano le sfaccettature e i dettagli. Sprofondare nell'arte suave per riemergere di una sostanza fresca, contaminata dalle opportunità del sentire "marziale". Questo è il mio personale viaggio verso la "nera", questo è il mio piccolo contributo alla comunità del Jiu Jitsu."

sabato 22 ottobre 2011

Training-day: 21 ottobre 2011

Non può un ematoma fermarmi.
Può, difatti, decelerare il mio impegno. Questo sì, ed è anche cosa buona e giusta se è una azione funzionale al recupero.
E' stata una sensazione strana insegnare rimanendo al bordo del tatami.

Mi ha rievocato quando ancora adolescente ammiravo (c'era ammirazione) quei maestri 40enni di Judo che, in una forma fisica che richiamava le caciotte stagionate delle campagne romane, impartivano ordini e dispensavano consigli ai propri allievi.
Si, insomma, mi sono sentito vecchio, inadeguato, quasi obsoleto. No, no, non esagero: è una sensazione che son sicuro altri hanno già assaporato. Naturalmente, non mi riferisco ai 20enni. E non voglio la compassione nè i sorrisi sornioni di chicchessia, soprattutto dei 20enni dispensatori di ricette di gioventù mai morente.
A districarmi tra i meandri dei miei pensieri disarticolati basto io, me medesimo e tutto quello che mi porto dietro.

Complice anche una temperatura in sala non proprio primaverile che mi ha "anestetizzato" l'alluce, ho provato a fare del rolling. Devo dire, che senza la pesantezza dell'impegno del riscaldamento e senza aver decimato le forze, anche il rolling è risultato più reattivo, più ordinato e allo stesso tempo flessibile.
Era da tempo che non provavo questo collegamento tra mente-corpo così coordinato.

40 Minuti (continuati) sono scivolati come niente, anche districandomi con un allievo ben più pesante e molto più forte di me.
Naturalmente, una volta tornato a casa l'alluce era di nuovo un poco sofferente. Nulla di che, soprattutto se lo paragono ancora al dolore e allo sforzo che profusi con il ginocchio destro. Talmente è vivido quel ricordo che alcuni dolori adesso mi sembrano cosa davvero irrisoria.

Ma sono contento, poiché stavo perdendo quell'entusiasmo rosicchiato da questa nuova responsabilità nel seguire attentamente un corso. Vorrei infatti accontentare tutti, dare il meglio che posso ogni volta sapendo bene che non è possibile ottenere il massimo gradimento.
L'essere umano, quando si confronta e convive con il sociale, sembra che debba conquistare il massimo  share-televisivo. Naturalmente, il programma non accontenterà tutti: chi lo troverà bello, chi interessante, chi noioso, chi non sa cosa vuole ma avrebbe voluto una cosa diversa, chi non saprebbe cosa fare ma lo avrebbe fatto di certo meglio.

Mi perdo spesso, un poco come tutti quelli che si perdono in questo mondo, che svolazziamo come bandiere al vento, dominati dalla legge dall'accidente.
Vorrei scolpirmi nel profondo-me che dovrei "Agire rettamente, e non aver paura di nessuno, all'infuori di sé stessi!".

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