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| alluce ipertrofico |
Non lo sento, non lo percepisco.
Quando oramai i dolori fanno parte di me, del quotidiano, essi alterano i processi motori ma non quelli neuronali.
Anzi, mi caricano di adrenalina poiché la rabbia, quella lieve ma sincera, spinge le endorfine nelle periferie e nelle centralità affollate di traumi.
Così è stato per il ginocchio destro, così per il sinistro, così per la schiena, così per il collo, così per l'indice della mano destra e così lo è ora per quest'alluce che, irriverente, osa non sfiammarsi!
Egli è lì, morbido nelle sue lateralità e tronfio e ciccio nella sua immobilità. Non vuole scarpe strette, non ama stare sulle punte, non adora le grandi passeggiate, non ama i balzelli allenanti ed odia gli spazi tra gli apici dei tatami.
Ma che differenza fa? Non voglio sentirlo, ascoltarlo. Dovrei stare fermo? Sicuramente si. Ma non posso, non ce la faccio.
Nonostante non sia un'atleta e non abbia appuntamenti di gare, mi è quasi impossibile non allenarmi e fare sparring. Persino quando fuso, stanco, arrotolato di pensieri, quando dovrei pronunciarmi in un "no, oggi mi sento da rottamare", le parole non escon fuori ed accetto la resa e mi rotolo lì, sul tatami, magari facendo attenzione a tutte l contorsioni che possono danneggiarmi.
Quest'ultima, guerra persa poiché le dopamine ben operano e mi spingono in capacità motorie pochi minuti prima non possibili. Ovvio, pagherò un prezzo poco dopo essere tornato a casa, ma è una legge con cui ho dimestichezza.
Quindi, che differenza fa un altro piccolo infortunio?
Al momento, nulla....al momento.

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