Le neuroscienze sono materia affascinante e assai complicata, anzi, complessa.
Il suo apporto alla ricerca e alla conoscenza del grande mistero dell'anatomia, della biologia, dell'immunologia, della genetica ed anche del sistema nervoso è fondamentale per capire meccaniche umane e forse progetti di menti superiori o leggi del caso di natura cosmica.
Le discipline connesse sono numerose e non meno affascinanti che comprendono lo scibile umano.
Di fatto, nonostante studi, ricerche e strumenti avanzati, l'essere umano (quale organizzazione ed aggregazione di cellule) risulta ancora un meraviglioso mistero.
Ancora vincolati dall'idea che il groviglio umano sia fatto di singole parti piuttosto che di universi collegati ed abituati come siamo a scindere corpo, mente e sostanze aleatorie non ben chiare (anima, energia, intenzione, baraka, spirito et similia), fatichiamo a familiarizzare con l'idea che tutto sia collegato, che l'espressione, l'evoluzione o l'involuzione di un elemento possa direttamente o indirettamente contribuire a stimolarne altri, in una cascata chimica non facilmente deducibile.
Chi di noi invece ha familiarizzato con la "potenza di fuoco" dell'atto motorio conosce, forse non a fondo, delle ripercussioni che questo ha sul fisico (corpo & chimica del corpo), sull'umore (mente/aspetto psicologico) e (passatemelo) lo spirito (presenza, capacità magnetica ed amenità similari).
Quante volte siamo tornati a casa, dopo un intenso allenamento e intensi sparring, trovandoci poi nella necessità prima di affondare nel silenzio e poi nel dichiarare al nostro vicino il proprio stato d'animo il quale esaltava uno stato fisico di benessere ed esuberanza. Quante volte ci siamo trovati in difficoltà nel trovare le parole giuste, adatte o correte ad esprimere tale omni-comprensivo stato (dell'arte, oserei dire)?
La richiesta di coordinazione, di percezione, di movimento, di sperimentazione, di convalida che esprimiamo durante i nostri allenamenti non risultano essere solo mero atto motorio, ma decisioni che prevedono numerose ed intense variabili che non sono espressione della sola capacità di memorizzazione del singolo individuo. E' di più, molto di più: avvertiamo infatti che "muoversi" è un atto straordinariamente complesso.
Dunque, cosa ci dice la ricerca a riguardo? In questo video, il professor Daniel Wolpert, con semplicità ci rivela che il cervello cresce per gestire al meglio le capacità, anzi, le possibilità motorie!!!
Che il movimento e la scelta, l'analisi e la chimica dietro un semplice o complesso gesto meccanico/neurologico, influisce sul cervello.
Vi suggerisco di ascoltare con attenzione ciò che dice il professore perché oltre ad essere interessante, apre diverse finestre che alimentano tesi e superfici di curiosità.
Non illudiamoci: muoversi, esercitare una pratica sportiva non vuol dire essere necessariamente più intelligenti, più simpatici o esseri di indubbia moralità e spaziosa saggezza.
Basta già guardare al nostro tatami e rendersi conto che non è proprio così.
A me però piace affermare (perché mi conviene) che l'utilizzo delle mie membra, dei miei tendini e dei miei muscoli (e molto altro ancora) sono funzionali al movimento e questo sia funzionale al cervello e questo sia funzionale alla mente che questa sia funzionale allo "spirito".
A me piace credere che il movimento innaffi quelle aree che sarebbero sopite, abbrutite dalla comodità delle sedie ergonomiche e dai granitici divani.
Mi piace pensare che nuove strade neuronali diventino autostrade per sperimentare intuizioni e straordinarie cognizioni.
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