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| Marcelo e la sua "farfalla" |
Come già espresso in precedenti articoli, è un periodo che mi sto dedicando all'analisi di quel fenomeno di Garcia.
Non è un compito ingrato: analizzare le sue strategie e le sue tecniche mi donano stupore e desiderio di migliorare il mio Jiu Jitsu.
Non è un compito ingrato: analizzare le sue strategie e le sue tecniche mi donano stupore e desiderio di migliorare il mio Jiu Jitsu.
Con i miei modesti apparati articolari, coadiuvati da moderati moti neuronali, ho provato diverse volte ad usufruire delle sue tattiche e dopo tante ore di "volo" ho deciso di ripescare su youtube le performance del brasiliano per scovare se Marcelinho accusava quegli imbarazzi che più volte provo sul tatami.
L'imbarazzo in questione è quello che scaturisce quando si fa affidamento a talune tecniche e a talune strategie e solo a quelle: tutte le aperture, le finte, le posizioni sono funzionali alla ricerca di quel risultato.
Dunque, vediamo se colgo imbarazzo nel campione.
Questo è un match del lontano 2007, dove Marcelinho affrontava Renato Babulù in un torneo chiamato CAMPOS III: Brazilian Submission Wrestling.
Dunque, cosa ho potuto verificare in questo video?
E' chiaro che Marcelo si affida al suo gioco preferito e cioè l'uso della guardia a farfalla e le manovre per tirare il braccio (e quindi conquistare la schiena dell'avversario). Ma da questa pianificata strategia ed attitudine non posso non notare quanto uso di energia, fisica e mentale, Marcelo abbia attinto.
Già nei primi secondi del match, Marcelo prova a tirare il braccio (arm-drag) ma la manovra non risulta essere potente e risolutiva anche perché il suo avversario ben conosceva il suo gioco.
Così, come è evidente, cerca costantemente di inserire i suoi ganci e per far ciò deve chiudere la distanza tra le sue anche e quelle del suo avversario mentre quest'ultimo, naturalmente poco compiacente, gli complica il gioco spingendolo, cercando ghigliottine o allontanando le sue anche.
I minuti passano e sebbene il suo avversario non produca molto, vuoi per timore vuoi per la strategia di Marcelo che è quella sempre dichiarata di portarsi sempre all'attacco, il riccioluto Garcia soffre non poco ed è sicuramente grazie alla sua preparazione atletica (oltre che tecnica) che può beneficiare di quel gas (ossigeno) che mai sembra mancare nelle sue sinapsi.
Solo dopo ben 6 minuti riesce a ribaltare il suo avversario e a prendergli la schiena e lo fa con un'azione che non nasce dalla sua iniziativa ma da una porta aperta dopo un azione del suo avversario. Marcelo infila poi una posizione chiamata guardia-Anaconda e dopo un giro cattura il piede di Babalù conquistando poi una posizione dominante.
Ma il suo avversario si difende ottimamente ed il gioco riprende: stesso copione. In effetti, fino al fischio dell'arbitro non vi è poi molto da gustare.
Ciò che ho notato, però, è prezioso.
Marcelo non ha mai fatto uso della 1/2 guardia (half guard), della guardia sulla singola gamba (single leg guard) e non si è rotolato sulla schiena usufruendo di tutte le varianti Berimbolo e De La Riva.
Marcelo è rimasto sempre coerente con la sua strategia pur rischiando molto.
D'accordo, era il 2007 e molte tecniche sono state affinate e lo stesso gioco di Marcelo si è evoluto è quindi doveroso ripescare un match più attuale, come quello del 2010, contro un Kayron Gracie dotato di una eccellente guardia e di una reattività fulminea.
Marcelo veste il gi ma la sua strategia non è mutata. Anzi, decide addirittura di portarsi al suo e, a quanto vedo, cerca immediatamente di catturare il braccio avversario per poter impostare diverse tecniche di ribaltamento da una posizione definita come 2-su-1 (2 on 1). Basta visionare la 2nda serie dei video didattici proposti dallo stesso Garcia per rendersi conto cosa egli stava "caricando".
Qualcosa però va storto: Kayron realizza e non si fa intrappolare insidiando da subito la guardia di Marcelo il quale è costretto a subire il suo primo imbarazzo.
Avrebbe potuto sfruttare qualche Berimbolo o qualche "tornado", ma Garcia ha sviluppato il suo gioco ed è per questo che si riorganizza ed imposta prima l'anaconda (anaconda guard) e poi sfrutta un'alzata tipica della guardia X (X-guard).
A sue spese, Marcelo prova sulla sua pelle quanto sia efficace la guardia aperta di Kayron: piedi ben piantati sui bicipiti e sulle anche o avvolti sul braccio avversario, posizione dalla quale Marcelo deve difendersi da un triangolo (Sankaku) e da un'omoplata.
Insomma, tutto questo per osservare a quale imbarazzo il campione deve tener conto. Probabilmente è per una serie di "insuccessi" che egli ha poi sviluppato altre adeguate strategie.
Tuttavia, la sua predisposizione ad una guardia seduta senza usufruire della guardia a ragno (tanto per dirne una) lo espone facilmente agli arrrembaggi, anche quelli dove l'arroganza o la semplicità dei gesti ne escono vittoriosi.
Ne trovo un poco di giovamento da queste osservazioni: Garcia soffre anche se risoluto, ha sviluppato un gioco supremo ma non privo di falle, di attacco ma anche esposto al contro-attacco.
In parole povere, questo è il Jiu Jitsu: la sottile arte di rendere docile il proprio avversario usando la fisica matematica, l'elettronica cerebrale e l'emotività intuitiva.
Chi ne coglie l'essenza è davvero un'artista.
E' chiaro che Marcelo si affida al suo gioco preferito e cioè l'uso della guardia a farfalla e le manovre per tirare il braccio (e quindi conquistare la schiena dell'avversario). Ma da questa pianificata strategia ed attitudine non posso non notare quanto uso di energia, fisica e mentale, Marcelo abbia attinto.
Già nei primi secondi del match, Marcelo prova a tirare il braccio (arm-drag) ma la manovra non risulta essere potente e risolutiva anche perché il suo avversario ben conosceva il suo gioco.
Così, come è evidente, cerca costantemente di inserire i suoi ganci e per far ciò deve chiudere la distanza tra le sue anche e quelle del suo avversario mentre quest'ultimo, naturalmente poco compiacente, gli complica il gioco spingendolo, cercando ghigliottine o allontanando le sue anche.
I minuti passano e sebbene il suo avversario non produca molto, vuoi per timore vuoi per la strategia di Marcelo che è quella sempre dichiarata di portarsi sempre all'attacco, il riccioluto Garcia soffre non poco ed è sicuramente grazie alla sua preparazione atletica (oltre che tecnica) che può beneficiare di quel gas (ossigeno) che mai sembra mancare nelle sue sinapsi.
Solo dopo ben 6 minuti riesce a ribaltare il suo avversario e a prendergli la schiena e lo fa con un'azione che non nasce dalla sua iniziativa ma da una porta aperta dopo un azione del suo avversario. Marcelo infila poi una posizione chiamata guardia-Anaconda e dopo un giro cattura il piede di Babalù conquistando poi una posizione dominante.
Ma il suo avversario si difende ottimamente ed il gioco riprende: stesso copione. In effetti, fino al fischio dell'arbitro non vi è poi molto da gustare.
Ciò che ho notato, però, è prezioso.
Marcelo non ha mai fatto uso della 1/2 guardia (half guard), della guardia sulla singola gamba (single leg guard) e non si è rotolato sulla schiena usufruendo di tutte le varianti Berimbolo e De La Riva.
Marcelo è rimasto sempre coerente con la sua strategia pur rischiando molto.
D'accordo, era il 2007 e molte tecniche sono state affinate e lo stesso gioco di Marcelo si è evoluto è quindi doveroso ripescare un match più attuale, come quello del 2010, contro un Kayron Gracie dotato di una eccellente guardia e di una reattività fulminea.
Qualcosa però va storto: Kayron realizza e non si fa intrappolare insidiando da subito la guardia di Marcelo il quale è costretto a subire il suo primo imbarazzo.
Avrebbe potuto sfruttare qualche Berimbolo o qualche "tornado", ma Garcia ha sviluppato il suo gioco ed è per questo che si riorganizza ed imposta prima l'anaconda (anaconda guard) e poi sfrutta un'alzata tipica della guardia X (X-guard).
A sue spese, Marcelo prova sulla sua pelle quanto sia efficace la guardia aperta di Kayron: piedi ben piantati sui bicipiti e sulle anche o avvolti sul braccio avversario, posizione dalla quale Marcelo deve difendersi da un triangolo (Sankaku) e da un'omoplata.
Insomma, tutto questo per osservare a quale imbarazzo il campione deve tener conto. Probabilmente è per una serie di "insuccessi" che egli ha poi sviluppato altre adeguate strategie.
Tuttavia, la sua predisposizione ad una guardia seduta senza usufruire della guardia a ragno (tanto per dirne una) lo espone facilmente agli arrrembaggi, anche quelli dove l'arroganza o la semplicità dei gesti ne escono vittoriosi.
Ne trovo un poco di giovamento da queste osservazioni: Garcia soffre anche se risoluto, ha sviluppato un gioco supremo ma non privo di falle, di attacco ma anche esposto al contro-attacco.
In parole povere, questo è il Jiu Jitsu: la sottile arte di rendere docile il proprio avversario usando la fisica matematica, l'elettronica cerebrale e l'emotività intuitiva.
Chi ne coglie l'essenza è davvero un'artista.

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