Nella lettera 15, Seneca esortava Lucilio ad esercitare lo spirito più che il corpo.
Che il grande filosofo non fosse al corrente dell'intimità che vi è tra corpo, mente e spirito o piuttosto che egli abbia sottovalutato l'importanza di uno a favore dell'altro?
Oppure, potremmo dedurre che Seneca non sia poi un grande osservatore?
Beh, della validità dell'ultimo capoverso dubito fortemente. La dedizione operata nello stoicismo, a volte esasperata, all'osservazione, all'analisi è conosciuta e riconosciuta anche se lo stesso Seneca, a volte, ne avvertiva l'indigestione.
Dunque, perché il grande filosofo latino (grande per alcuni) esorta all'esercizio dello spirito e cosa intende per esercitare lo spirito?
Ora, senza approfondire il significato di spirito per gli stoici (materia non difficile ma impegnativa e forse per alcuni tediosa) qui viene inteso come "intenzione", o "intenzionalità".
Ed io aggiungo, esercitare lo spirito è per me alimentare quella forza, quel fuoco che dà poi forma ai nostri pensieri poiché prima di tutto "...i fatti devono andare d'accordo con le parole".
Ma riprendiamo. Per Seneca è assai più semplice allenare il corpo: bastano pochi esercizi per riscaldarlo e per scioglierlo e qualora ci dedicassimo con ardore al sollevamento dei pesi di fatto non raggiungeremo mai la forza e la stazza di un bue. Di fatto, un corpo che mostri "...grande vigore è in buona salute come può esserlo quello di un pazzo o di un delirante".
Non che il corpo non debba avere le giuste attenzioni ma, secondo Seneca, "nella nostra condotta dobbiamo essere convinti non già di dover vivere per il corpo, ma di non poter vivere senza il corpo."
Portando sul tatami questi consigli come potremmo adattarli? Beh, ad esempio, è possibile ed accessibile a molti imparare nuove tecniche e prendere confidenza con esse.
Potremmo schematizzare strategie, tattiche ed una infinita possibilità di combinazioni tecniche al fine di esser risolutivi nei confronti del nostro avversario e forse potremmo anche incrementare le nostri percentuali di successo e far trasudare di contentezza il nostro ego.
Tuttavia, tale pratica non ci avvicinerebbe a comprendere noi stessi, ad intravedere il nostro posto nella natura e a vivere secondo natura ("Conosci te stesso").
Conoscere sé stessi è un affare serio che non può di certo esaurirsi in quelle 3 o 6 ore pomeridiane, circondati da un ambiente il più delle volte favorevole che ne condivide i prototipi e gli stereotipi.
Insomma, la tecnica è accessibile a tutti e fortunatamente il Jiu Jitsu non richiede particolari doti acrobatiche e allora, cosa rende un'atleta determinato, efficace, perseverante, coerente? Il suo spirito, certamente.
E come lo si cura e lo si guida lo spirito? Con la filosofia, di certo.
Dunque, è necessario spendere più tempo sul tatami per accrescere il nostro spirito? No di certo! Come già suggerito, acquisire nuove tecniche o sconfiggere più avversari non ci renderà uomini nel valore più alto del suo significato.
Al massimo, ci renderà migliori atleti, migliori praticanti, avremmo riconoscimenti, acquisiremo un certo rilievo nella comunità ma questo non ci renderà uomini migliori.
Ecco, la giusta attitudine e l'esercizio dello spirito potrebbe anche permetterci di esplorare anche il mondo del "Migliore di chi? Migliore per chi? Migliore per quale motivo?", esercizio non meno duro e pregevole di quello svolto in palestra.
Rafforzare lo spirito non ci aiuterà quindi solo sul tatami a conquistar vittorie, ma sarà decisivo quando recluteremo l'intenzione e la corretta attitudine quando ci soccomberemo nel fisico a causa dell'ineluttabile trasformazione delle nostre articolazioni oppure a causa della superiorità tecnica del nostro avversario. Ci aiuterà nel nostro ambiente di lavoro come a sopportar la fila alla cassa; ci addolcirà una lontananza e a non perdere di vista la pratica della vita, e cioè conoscere sé stessi.
"La filosofia non è un'arte che serve a far mostra di sé di fronte alla gente: non consiste nelle parole, ma nelle azioni.
Né ad esse ricorriamo per passare la giornata con qualche diletto, o per sottrarci alla noia prodotta dall'ozio.
La filosofia forma e plasma l'animo, dà ordine alla vita, dirige le azioni, mostra le cose che si debbono fare e quelle che non si debbono fare, siede al timone e regola la rotta attraverso i pericoli di un mare in tempesta".
E dunque, quale filosofia adottare?
Non saprei, in fondo saggio è colui che sa di non sapere proprio perché sa che c'è sempre da imparare.
La ricerca di una filosofia è essa stessa ricerca ed esercizio dello spirito.
Non indugiamo, la dimensione del tempo non è clemente con i nostri propositi.
dalla Lettera I - L'uso del tempo (Lettere a Lucilio di Lucio Anneo Seneca)
"Fa' così, caro Lucilio: renditi veramente padrone di te e custodisci con ogni cura quel tempo che finora ti era portato via, o ti sfuggiva. Persuaditi che le cose stanno come io ti scrivo: alcune ore ci vengono sottratte da vane occupazioni, altre ci scappano quasi di mano; ma la perdita per noi più vergognosa è quella che avviene per nostra negligenza. Se badi bene, una gran parte della vita ci sgfugge nel fare il male, la maggior parte nel non fare nulla, tutta quanta nel fare altro da quello che dovremmo. Puoi indicarmi qualcuno che dia un giusto valore al suo tempo e alla sua giornata, e che si renda conto com'egli muoia giorno per giorno? In questo ci inganniamo, nel vedere la morte davanti a noi, come un avvenimento futuro, mentre gran parte di essa è già alle nostre spalle".
Ora, senza approfondire il significato di spirito per gli stoici (materia non difficile ma impegnativa e forse per alcuni tediosa) qui viene inteso come "intenzione", o "intenzionalità".
Ed io aggiungo, esercitare lo spirito è per me alimentare quella forza, quel fuoco che dà poi forma ai nostri pensieri poiché prima di tutto "...i fatti devono andare d'accordo con le parole".
Ma riprendiamo. Per Seneca è assai più semplice allenare il corpo: bastano pochi esercizi per riscaldarlo e per scioglierlo e qualora ci dedicassimo con ardore al sollevamento dei pesi di fatto non raggiungeremo mai la forza e la stazza di un bue. Di fatto, un corpo che mostri "...grande vigore è in buona salute come può esserlo quello di un pazzo o di un delirante".
Non che il corpo non debba avere le giuste attenzioni ma, secondo Seneca, "nella nostra condotta dobbiamo essere convinti non già di dover vivere per il corpo, ma di non poter vivere senza il corpo."
Portando sul tatami questi consigli come potremmo adattarli? Beh, ad esempio, è possibile ed accessibile a molti imparare nuove tecniche e prendere confidenza con esse.
Potremmo schematizzare strategie, tattiche ed una infinita possibilità di combinazioni tecniche al fine di esser risolutivi nei confronti del nostro avversario e forse potremmo anche incrementare le nostri percentuali di successo e far trasudare di contentezza il nostro ego.
Tuttavia, tale pratica non ci avvicinerebbe a comprendere noi stessi, ad intravedere il nostro posto nella natura e a vivere secondo natura ("Conosci te stesso").
Conoscere sé stessi è un affare serio che non può di certo esaurirsi in quelle 3 o 6 ore pomeridiane, circondati da un ambiente il più delle volte favorevole che ne condivide i prototipi e gli stereotipi.
Insomma, la tecnica è accessibile a tutti e fortunatamente il Jiu Jitsu non richiede particolari doti acrobatiche e allora, cosa rende un'atleta determinato, efficace, perseverante, coerente? Il suo spirito, certamente.
E come lo si cura e lo si guida lo spirito? Con la filosofia, di certo.
Dunque, è necessario spendere più tempo sul tatami per accrescere il nostro spirito? No di certo! Come già suggerito, acquisire nuove tecniche o sconfiggere più avversari non ci renderà uomini nel valore più alto del suo significato.
Al massimo, ci renderà migliori atleti, migliori praticanti, avremmo riconoscimenti, acquisiremo un certo rilievo nella comunità ma questo non ci renderà uomini migliori.
Ecco, la giusta attitudine e l'esercizio dello spirito potrebbe anche permetterci di esplorare anche il mondo del "Migliore di chi? Migliore per chi? Migliore per quale motivo?", esercizio non meno duro e pregevole di quello svolto in palestra.
Rafforzare lo spirito non ci aiuterà quindi solo sul tatami a conquistar vittorie, ma sarà decisivo quando recluteremo l'intenzione e la corretta attitudine quando ci soccomberemo nel fisico a causa dell'ineluttabile trasformazione delle nostre articolazioni oppure a causa della superiorità tecnica del nostro avversario. Ci aiuterà nel nostro ambiente di lavoro come a sopportar la fila alla cassa; ci addolcirà una lontananza e a non perdere di vista la pratica della vita, e cioè conoscere sé stessi.
"La filosofia non è un'arte che serve a far mostra di sé di fronte alla gente: non consiste nelle parole, ma nelle azioni.
Né ad esse ricorriamo per passare la giornata con qualche diletto, o per sottrarci alla noia prodotta dall'ozio.
La filosofia forma e plasma l'animo, dà ordine alla vita, dirige le azioni, mostra le cose che si debbono fare e quelle che non si debbono fare, siede al timone e regola la rotta attraverso i pericoli di un mare in tempesta".
E dunque, quale filosofia adottare?
Non saprei, in fondo saggio è colui che sa di non sapere proprio perché sa che c'è sempre da imparare.
La ricerca di una filosofia è essa stessa ricerca ed esercizio dello spirito.
Non indugiamo, la dimensione del tempo non è clemente con i nostri propositi.
dalla Lettera I - L'uso del tempo (Lettere a Lucilio di Lucio Anneo Seneca)
"Fa' così, caro Lucilio: renditi veramente padrone di te e custodisci con ogni cura quel tempo che finora ti era portato via, o ti sfuggiva. Persuaditi che le cose stanno come io ti scrivo: alcune ore ci vengono sottratte da vane occupazioni, altre ci scappano quasi di mano; ma la perdita per noi più vergognosa è quella che avviene per nostra negligenza. Se badi bene, una gran parte della vita ci sgfugge nel fare il male, la maggior parte nel non fare nulla, tutta quanta nel fare altro da quello che dovremmo. Puoi indicarmi qualcuno che dia un giusto valore al suo tempo e alla sua giornata, e che si renda conto com'egli muoia giorno per giorno? In questo ci inganniamo, nel vedere la morte davanti a noi, come un avvenimento futuro, mentre gran parte di essa è già alle nostre spalle".

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