"A me interessa il viaggio ma anche le sue diramazioni. A me interessano le sfaccettature e i dettagli. Sprofondare nell'arte suave per riemergere di una sostanza fresca, contaminata dalle opportunità del sentire "marziale". Questo è il mio personale viaggio verso la "nera", questo è il mio piccolo contributo alla comunità del Jiu Jitsu."

mercoledì 29 agosto 2012

Dal saluto allo stretching

In sostanza e senza fronzoli: sono contento.
Insegnare, comprensibile, non è affare semplice. Richiede energie, intenzioni, aggiustamenti ed una linea guida che spesso non è mai del tutto definita.

Ma è una esperienza salvifica, sotto molti punti di vista. Ha con se del mistico o, se vogliamo, strumento di crescita che non ha da invidiare ai molti strumenti che l'uomo ha fin d'ora sperimentato.

Evidente per me, ora, quanto questa situazione, questa occasione di contatti umani che si esplica sopra un tatami, abbia preso forma. Una forma che comincia ad essere condivisa anche nel suo significato.

Lo vedo quando ci mettiamo in fila per il saluto. Non è facile trasmettere il senso del Rei; anche se un saluto formale e davvero semplice nella sua esecuzione, richiede partecipazione e condivisine, appunto, del suo significato.
Così, ho visto disporsi i ragazzi con la corretta postura e con il giusto atteggiamento affrontare un semplice inchino che difatto segna l'atteggiamento che manifesta la corretta concentrazione. Cioè, disporsi correttamente per un allenamento proficuo.

Lo vedo quando si eseguono le tecniche, quando ci si aiuta senza alzare la voce, con discrezione eseguire ed aiutare il proprio compagno di allenamento; lo sento quando si ride poco pur mantenendo un spirito rilassato seppur concentrato; lo constato quando nelle lotte c'è gagliardia ma rispetto, avulso da quel sentimento di competizione che ci avvolge nella quotidianità; lo vedo in quei pchi minuti di stretching che segnano la fine della lezione, ove la dedizione è ancora altra seppur il fiato è corto, oppure esaltato dalle prestazioni; lo ascolto quando, dalla semplicità di una imitazione, viene recitato coralmente un "Oss".

Non lo nego: questo esercizio di armonia mi dona gioia.

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