"A me interessa il viaggio ma anche le sue diramazioni. A me interessano le sfaccettature e i dettagli. Sprofondare nell'arte suave per riemergere di una sostanza fresca, contaminata dalle opportunità del sentire "marziale". Questo è il mio personale viaggio verso la "nera", questo è il mio piccolo contributo alla comunità del Jiu Jitsu."

mercoledì 8 agosto 2012

Posizione vs sottomissione


Ho catturato questo video nel quale il giovane e talentuoso Ryron della famiglia Gracie compete nella Rickson Gracie Cup.

E' un video che si spinge ad alcune osservazioni alcune delle quali dissacranti mentre altre complementari a quanto già abbiamo acquisito, o ci suggeriscono di acquisire, dalla nostra esperienza sul tatami.

E' noto che per la famiglia Gracie il sistema di punteggi ideato e perfezionato negli anni ed adottato nelle massime competizioni internazionali non soddisfino la cultura marziale che essi han sempre professato.
Il Jiu Jitsu, per la famiglia Gracie, non è uno solo sport. E' prima di tutto un'arte marziale e come tale deve contenere e prevedere dinamiche molto più vicine ad un possibile scontro piuttosto di una disputa stilistica.

Dunque, sempre per i Gracie, che senso può avere un berimbolo, una guardia inversa o assimilare decine di punti in un match quando poi non ti sai difendere o, meglio ancora, non sai finalizzare il tuo avversario?

Ecco infatti che l'avversario di Ryron passa la guardia, controlla lateralmente il suo avversario, mette il ginocchio sullo stomaco, si addanna, sbuffa con energia e poi...viene sottomesso.
La logica delle competizioni viene "sottomessa" e, qui, ridicolizzata.

Dunque, dobbiamo anche noi fare uno switch di strategia? No, non necessariamente.
Quale Jitsuka potrebbe non asserire che la postura, il controllo della posizione non sia così strategico, così maledettamente funzionale?
Persino in uno scontro no-rules vi affidereste ad una sottomissione piuttosto che ad un serio controllo delle dinamiche posturali?

Dunque, qual'è la lezione che potremmo trarne dalla visione del video?
Alcune...tra le quali:
  • troppa attenzione alle posizioni;
  • poca attenzione/abilità nelle sottomissioni;
  • troppa foga e dispendio di energia;
  • poca capacità di dosare la propria energia.


In fondo, lo abbiamo sperimentato in diverse occasioni, quando senza badare al timer e ai punti conseguiti, ci rotoliamo con il nostro compagno di allenamento finché qualcuno non desiste. E' proprio in quelle occasioni che abbiamo anche ridimensionato il conteggio dei punti e l'importanza nel finalizzare l'avversario di turno.

Dunque, un bravo Jitsuka è senz'altro quello che sa dominare queste 2 dimensioni che pur si intersecano, che pur si compiacciono.

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