"A me interessa il viaggio ma anche le sue diramazioni. A me interessano le sfaccettature e i dettagli. Sprofondare nell'arte suave per riemergere di una sostanza fresca, contaminata dalle opportunità del sentire "marziale". Questo è il mio personale viaggio verso la "nera", questo è il mio piccolo contributo alla comunità del Jiu Jitsu."

venerdì 15 novembre 2013

Quella tentazione che prima o poi ci conquista

Gli anni passano ed alcuni di noi fanno tesoro di alcuni strumenti a cui possiamo far affidamento: l'osservazione, l'intuizione ed alcuni testi che testimoniano pensieri - spesso - molto più alti di quelli personali.
Gli anni passano e con essi si sviluppa ciò che noi chiamiamo esperienza, a cui, ad un tratto della vita, diamo un valore assoluto. Intendo dire che ognuno di noi stima la sua esperienza non come la propria, ma così valida da esser condivisa con l'intero genere umano.
Ogni mattina, con essa, ci facciamo le abluzioni: un'investitura di egocentrismo di tutto rispetto.
Non ci riscaldiamo con i primi raggi solari mattutini ma con la pioggia delle nostre parole.

Ce ne andiamo in giro sculettando le nostre idee; fremendo di poterle sciorinare in tutti i punti cardinali, ai 4 angoli del mondo. Che sia in palestra o sul web, eccoci a rovinarci di pensieri e proporli come perle di una saggezza sudata, enorme, gonfia, seducente ed iniziatica.

Il mondo del Jiu Jitsu non è esente da queste partecipazioni alla "salute del mondo". Non parlo di quegli istruttori che - forse saggiamente - scelgono l'anonimato delle concezioni strettamente tecniche o la virtù del dimorar nell'ombra.
Mi riferisco a coloro che hanno macinato chilometri sul tatami ed ingerito notevoli episodi cruciali, significativi per la loro esistenza.
Per coloro è altresì cruciale renderla disponibile a tutti, soprattutto ai propri allievi; perché se il mondo non ascolta, quest'ultimi senz'altro lo faranno!

Il suo è un dispiegare di saggezze universali che spaziano tra filosofia antica e recente come accenni del tao, dello zen e, perché no, del cristianesimo. I più eruditi ci schiaffano miscugli brodosi di Socrate, Epitteto, Kant, Krishnamurti, Jodorowsky, tanto per citarne alcuni (e neanche tra i più gettonati). Altri vanno sul sicuro ed abbracciano senza imbarazzi il codice guerriero dei Samurai: il Budo!
Altri condividono con una non-velata gagliardia la loro filosofia di vita, scaturita da anni ed anni di solida pratica: vivi e lascia vivere (veramente, le espressioni sono molto più colorite di questa).

Altri si cimentano in tutte le discipline possibili: alimentazione, condizionamento muscolare, politica, astronomia, mistica, fisica quantistica, gestione dei conflitti, potenziale umano, life-coach. Insomma, un pedagogo per ogni cosa, in ogni dove e per ogni quando.

Così, tra i confini di un edificio troviamo chi si adopera nell'arte del proselitismo. Per quale causa? La sua dottrina. Una dottrina geo-referenziata. Il tutto, del suo pensiero, riporta a lui: la stella più luminosa.

Poiché:
quanto non gli piace essere tra i molti;
quanto non gli piace che il suo pensiero non sia nulla di speciale;
quanto non gli piace se ciò che pensa non sia condiviso;
quanto non gli piace cader nell'anonimato.

E dopo aver spacciato le sue certezze (o mai svelato le sue incertezze) ecco che che egli si rilassa a parlar di donne, motori, ars amatorie condite da birre, fiorentine al sangue annaffiato da gergo di strada. Compilation di luoghi comuni imbarazzanti anche solo a citarli. A prova del fatto che non si è dei filosofi se la filosofia non è pratica e non è praticata.
Essi dedicano 2 ore al giorno a rivestire il ruolo di educatore dimentichi di portar una mano sulla bocca ed accendere almeno un poco di pudore sulle gote. Perché molti di questi educatori hanno la mia età, o sono ancora più giovani ma dispensano perle come saggi di altri tempi. Non aspettano di esser canuti o provati (messi in prova) dalla vita: loro già han carpito i segreti necessari per il quieto ma anche per il gaio vivere.

Perché lo scrivo? Perché SONO UNO DI LORO e perché spesso mi SFORZO di NON ESSERLO.
E concepito oramai che la mia esistenza non è nulla di particolarmente rilevante per il genere umano è lecito pensare che ciò che provo sia condiviso da tutti che hanno il privilegio e la grande responsabilità di insegnare una disciplina.

Ora, l'argomento è senz'altro più vasto da esser riposto in questi capoversi e senz'altro dovrebbe prevedere la sua controparte, la sua apologia. Materiale per un altro articolo, così posso esplicitarmi nel ruolo di...pedagogo.

Ora, però, chiedo congedo: vado a nutrirmi in modo sano, bere alcalino, meditando sul presente, assumendo posture appropriate ed alimentando la mente con sane letture. Il manuale da snob è così completo.

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